1. 8 luglio 2024
Nella vita non esistono che
gli inizi
(M.me de Staël)
A voi, che vi siete trovati su questo nuovo Blog…
BENVENUTI !!!!
Ormai sono più di 10 anni che esiste questo sito e ora ho pensato che sarebbe stato più carino se io avessi avuto un contatto più diretto con voi.
Beh… se siete qui, sapete già chi sono e cosa faccio: SCRIVO! Nello specifico per il Teatro… e ovviamente sapete già anche questo! Perché poi per il Teatro? Ma sapete che non lo so bene!? È stata una scelta forse un po' improvvisa o forse stava maturando dentro di me da tempo a mia insaputa, ma una cosa è certa: mi sono innamorata di quest’arte da ragazzina e no, non per calcare le scene - ero timidissima! - e quindi l’unico modo per poterne fare parte era crearla, plasmando mondi e creature frutto della mia fantasia, che aveva già dimostrato da sempre di essere una grande e piacevole compagna di viaggio. E poi non era il solito modo di scrivere, era diverso, curioso e mi consentiva di tuffarmi in quella che è sempre stata la mia idea fissa: l’originalità! E da quel giorno in cui ho scritto la mia prima commedia son passati più di 40 anni, e ancora non mi sono stancata. Come non mi sono mai stancata del Teatro in sé! Tutt’altro! Nell’ultimo anno addirittura ho provato, insieme alla scrittura, nuovi punti di vista: la regia e la recitazione - le cose cambiano nella vita! - ma di questo ve ne parlerò con calma…..
Cosa sarà questo mio Blog? Ok, qui vi parlerò di me, delle mie esperienze - e beh… non potrebbe essere altrimenti, e quindi mi dovrete sopportare! - ma non solo, tranquilli… andrò un po' a random, a casaccio e sinceramente voglio proprio vedere anche io dove mi porterà la vita, o meglio la penna, o, meglio ancora, la tastiera del mio pc!
E allora via, iniziamo……………………………..
TG
6. 7 Settembre 2024
Il Teatro è un atto di comunione, d’amore, una relazione amorosa, un rito sacro
(Pippo Delbono)
Bentornati… passate bene le vacanze?
Sono sicura che non avete abbandonato il vostro amato teatro come non l’ho abbandonato io… o l’avete fatto (recitando o scrivendo) o siete andati in cerca di commedie nelle piazze dei paesi, quasi come foste in crisi d’astinenza.
Teatro amatoriale, così viene definito quell’insieme di commedie che molte compagnie portano in scena nei piccoli teatri o nelle piazze al solo scopo di divertirsi e divertire: “Teatro non professionistico fatto senza fini di lucro”, questa ne è la definizione. Ed io aggiungo che dovrebbe essere definito bene dell’umanità, che dite? Allieta sia chi lo fa che chi lo guarda, e quindi………...!
Ma ne parliamo un po'? Magari andiamo a scoprire la sua storia? Un po' di curiosità storiche non fanno male. E allora andiamo a vedere subito dove e quando nasce.
Dobbiamo fare innanzitutto riferimento alla Commedia dell’Arte che nasce in Italia nel XVI secolo dando vita per la prima volta ad un teatro fatto da professionisti. Parallelamente, all’inizio del 1600, si sviluppa, a partire dalla zona di Roma, per poi diffondersi su tutta la nostra penisola, quella che viene definita “Commedia ridicolosa” fatta però da dilettanti, sia autori che attori, col solo scopo di intrattenere il pubblico per divertimento e nello stesso tempo divertirsi. Della Commedia dell’Arte ne usa i personaggi, ma da questa la Commedia ridicolosa viene definita una forma di spettacolo minore. Diverso era anche il modo di portare in scena le rappresentazioni: itinerante la prima, stanziale la seconda, soprattutto all’interno delle corti signorili oppure nei teatri delle Accademie esistenti sul territorio italiano, diventando delle vere e proprie Filodrammatiche (dal greco Philos - dramatikes, amico/amante dell’arte drammatica), denominazione utile proprio a sottolineare il lato dilettantesco e amatoriale di questi gruppi.
Sviluppatesi soprattutto tra il 1700 e il 1800, le Filodrammatiche spesso erano guidate da attori che avevano lasciato le scene del professionismo e che dunque ricoprivano in queste il ruolo dei capocomici.
Per quanto riguarda il repertorio rimase sempre piuttosto mediocre e obsoleto, poiché tutto ciò che veniva scritto di nuovo era in uso esclusivo dei comici dell’arte.
L’Ottocento rappresentò il secolo in cui le Filodrammatiche si consolidarono e in cui si evidenziò il loro grande merito, cioè quello di fungere da impulso alla creazione di vere e proprie scuole di recitazione, presenti ancora oggi, come quella di Milano che fu la prima Scuola di Arte drammatica, e comunque di rappresentare un vero e proprio bacino di attori a cui attingere per le compagnie professionistiche.
L’inizio del XX secolo fu molto importante per i filodrammatici che ebbero notevole diffusione grazie al lavoro delle nuove organizzazioni dopolavoristiche che tra l’altro diedero vita ai primi circoli culturali e ricreativi, soprattutto in epoca fascista, e in particolare la OND, l’Opera Nazionale del Dopolavoro (che le aveva raggruppate tutte in un assetto unitario) nata per dare valore alle attività nel tempo libero. Non da meno è l’aspetto propagandistico che poteva avere il teatro amatoriale nel farsi tramite delle idee politiche dell’epoca, e ciò portò ad un notevole incremento sia del repertorio (molti testi furono scritti ad hoc, proprio per divulgare le ideologie fasciste) sia delle formazioni amatoriali su tutto il territorio italiano. Al termine della 2a Guerra Mondiale il panorama cambia: le filodrammatiche cominciano ad utilizzare una nuova denominazione, Gruppi di arte drammatica; parte di questi si riuniscono in una federazione dedicata esclusivamente al teatro amatoriale, che poi diventerà la Federazione Italiana Teatro Amatori (FITA). Nel 1977 sorge anche la UILT (Unione Italiana Libero Teatro) soprattutto con l’idea di liberare il Teatro amatoriale dalla visione di attività da dopolavoro.
Entrambe le associazioni continuano a lavorare ancora oggi sul nostro territorio, costituendo dei punti di riferimento sia in ambito nazionale, che regionale e provinciale, e agendo come supporto a tutti quei gruppi amatoriali che si affiliano, all’una o all’altra, per l’organizzazione degli spettacoli, fornendo loro dei benefici e dei vantaggi che derivano proprio dalla affiliazione stessa.
E a tutte queste realtà che mettono l’anima in questa grande arte possiamo solo dire grazie e augurare un buon lavoro/divertimento.
TG
5. 5 Agosto 2024
QUI RIDO IO
(Eduardo Scarpetta)
Giuro, questa volta parto solo da me, per poi parlare di altro!
Lo scorso 27 luglio la Filocomica Sant’Andrea di Milo (Ct) (che ringrazio!) ha portato in scena la commedia UNA BUGIA
TIRA L’ALTRA, mia traduzione in siciliano e adattamento dell’omonima versione in italiano, curata da
Pasquale Calvino, che fa capo alla commedia di Eduardo
Scarpetta del 1903 NU FIGLIO A POSTICCIO (Un figlio finto) - (in foto una scena a Milo).
Lavorare sulla traduzione di quest’opera, che ad oggi, dunque, ha 121 anni, mi ha permesso di conoscere meglio, e soprattutto dall’interno, questo grande autore, quel periodo e quel mondo teatrale napoletano. Napoli, il centro di quel mondo, la Napoli che è stata definita “città – teatro” per quanto è stato ed è ancora vivo il sentimento teatrale dentro di lei. Una città che vanta una stirpe di artisti grandiosi. Solo per citare i più noti, Antonio Petito, Raffaele Viviani, Eduardo Scarpetta, Eduardo De Filippo, ma anche Peppino e Titina: ognuno di loro ha avuto il suo ruolo nel costruire questo sentimento.
Certo, chi non conosce Scarpetta! ... anche solo per essere stato l’autore di Miseria e nobiltà (seppur, ricordandolo solo così, sminuendolo), uno dei suoi testi originali, portato in scena e al successo non solo da lui ma anche dal figlio, ma ancora al cinema da Totò. Ma è sempre bene riportare alla luce i pilastri della storia del nostro teatro, per non dimenticare, per capire da dove veniamo. Scarpetta, colui che, a partire dagli ultimi dell’800, era riuscito a dominare teatralmente il panorama napoletano, portando un nuovo stile (quello che poi sarà il teatro dialettale moderno) nato dalla fusione del tradizionale teatro Pochade francese (Commedia nata a Parigi sul finire del XIX sec. intesa come storie basate su vicende e intrighi amorosi, con equivoci e colpi ad effetto) e la lingua, gli usi e i costumi napoletani, basando tutto sul ritmo, spesso frenetico, e sulla matematicità dell’effetto comico, di cui era maestro il grande George Feydeau, e da cui derivano molte delle opere scarpettiane. [La stessa Nu figlio a posticcio è fondata su questi elementi, e, vi posso assicurare che, proprio per questo, non è stato facile gestire la trasformazione del mio adattamento che prevede, anziché del cambio scena al 3° atto, una scena unica: personaggi che entrano ed escono, che non devono assolutamente incontrarsi per non far crollare l’impalcatura della vicenda, diventano come i pezzi di una partita a scacchi che va giocata strategicamente.]
Pur avendo esordito nel teatro nella tradizione della maschera di Pulcinella, Scarpetta dà vita poi alla nuova maschera di Felice Sciosciammocca (che in qualche modo soppianta lo stesso Pulcinella) che sarebbe poi diventato suo cavallo di battaglia ma anche personaggio importante per il figlio Eduardo De Filippo e anche per il grande Totò.
Ovviamente sono poche le righe che sto dedicando a lui che meriterebbe ben altro. Ma da autrice quale io sono voglio ancora sottolineare un altro aspetto dello Scarpetta: l’aver portato, tra le tante innovazioni nel teatro di cui l’Autore si può fregiare, soprattutto nel mestiere dell’attore, una novità importante: l’aver introdotto, abolendo la recitazione a soggetto (figlia ancora della Commedia dell’Arte), il copione scritto. Se noi oggi scriviamo e offriamo i nostri testi, in fondo, lo dobbiamo anche a lui.
Infine ovviamente un accenno al titolo di questo pezzo: Qui rido io, che è la scritta che campeggia sulla facciata della villa dello Scarpetta, La Santarella (dal titolo di una delle sue commedie più note), nell’idea che così come a teatro è il pubblico che ride ai suoi lavori e alle sue battute, lì, nell’intimità della sua casa, è lui a ridersela.
E sicuramente ognuno di noi avrà la sua “zona confort” in cui scrivere “Qui rido io”……..
TG
4. 29 Luglio 2024
Il Teatro è il pronto soccorso dell’anima
(A. Camilleri)
A volte, ebbene si, la vita ti costringe a ricominciare daccapo. E allora che si fa? Si cerca un’altra strada e magari quella che ti porta dritta dritta verso un nuovo obiettivo. E magari ancora, quello che non ti saresti mai immaginato.
È così che incomincia quella mia parte di vita che mi vede, inaspettatamente, impegnata a recitare. Se penso a com’ero da bambina, a quando qualsiasi cosa mi faceva arrossire, mi faceva ammutolire, certamente direi: “Ma questa non sono più io!!!”. Eppure si cambia e l’ultimo anno per me è stato una trasformazione dopo l’altra. Ad un certo punto mi sono detta: “Perché no?!” Scrivo per il Teatro da più di 40 anni, perché non provare quello che scrivo? Almeno così capirò ancora meglio questo mondo! Ed allora a giugno dello scorso anno ho interpretato il mio monologo LU TURMENTU E LA SPIRANZA : mi sono messa in gioco con la drammaticità di una donna che, sconfitta dal suo amore malato, cerca “soluzione” sulle rive del mare. Sicuramente in questa performance (recitata addirittura - per mia scelta - a piedi nudi!!) non sono stata il massimo (ero – e sono - indiscutibilmente alle prime armi!!), per lo meno questo è il mio severissimo giudizio, ma le emozioni provate, le emozioni che ho scoperto ti dà il teatro, mi hanno riempito di grande forza. Ed anche se inizialmente avevo pensato di appendere, praticamente subito, il mestiere dell’attore, al chiodo (riconosco i miei limiti), il richiamo è stato più forte e ci sono ricascata. E stavolta il monologo brillante 50 E NON SENTIRLI (scritto qualche anno fa proprio per i miei 50 anni), lo scorso 1 giugno è stato il mio grande scoglio. Mezz’ora in scena, da sola, giocando con due personalità, e dando loro due voci, non è stato affatto uno scherzo (credo di essermi buttata veramente in un’impresa titanica!!!) … ma ce l’ho fatta e in più mi sono divertita così tanto!!! E fare tutto questo mi ha riempito dentro come mai mi sarei immaginata ed ha plasmato una nuova me. E tutto questo sicuramente è arrivato al pubblico ed ha gradito.
Da insegnante di Laboratorio teatrale, dei miei allievi Lute, ho dimostrato quindi in prima persona quello che ho sempre insegnato, e questo, al di là di tutto, di qualunque risultato, è una grande conquista. Mi riferisco al valore terapeutico del teatro e a quello che il teatro stesso riesce a dare a chi lo fa. Per cui posso dire solo questo: BUTTATEVI, METTETEVI IN GIOCO, NE AVRETE INDIETRO TANTO, TANTO E TANTO DI PIÙ. Aveva ragione Camilleri: Il Teatro è il pronto soccorso dell’anima. Non so se questo sia o no il mio sogno, non so quello che sarà, ma son sicura che da ora in poi prenderò a piene mani quello che mi darà!
TG
3. 18 luglio 2024
Vivi per te stesso e vivrai invano; vivi per gli altri e ritornerai a vivere.
(Bob Marley)
Caro Bob Marley, avevi perfettamente ragione. Un anno a fare volontariato alla Lute e sono tornata a vivere!
Ma andiamo con ordine.
Lute: Libera Università della Terza Età, o come più spesso la definiamo, di Tutte le Età.
Io con una vita alle spalle (e anche presente) complicata.
Una bella somma dei due addendi e il gioco è fatto!
Metti più la possibilità di poter fare Teatro a 360° e tutto si compie.
Per la prima volta nella mia vita mi cimento nel fare l’insegnante di Laboratorio Teatrale. Avevo sempre solo fatto l’autrice, ma dopo averne frequentato uno io, di laboratorio, sebbene per poco, aver seguito un corso di educatore teatrale, aver comprato libri ed essermi messa a studiare, mi butto. Certo, voi mi direte, poche conoscenze, non bastano, cosa devi insegnare se per prima sei tu a dover imparare? Ma bisogna pur cominciare da qualche parte! Ed allora ok, impariamo sul campo in una full immersion totale! E come si suol dire, l’appetito vien mangiando, faccio anche il salto, anzi, il triplo salto, quindi aggiungo Regia e Recitazione.
C’è da dire che anche scrivere per il teatro l’ho imparato da autodidatta, analizzando, esaminando e rivoltando come un calzino quell’unico libro di teatro - di Pirandello - che avevo a casa, a 13 anni, e i risultati ottenuti nel tempo, beh… non sono mica male!... quindi fidiamoci dell’istinto, continuiamo su questa strada e proviamo anche questi. Ovvio però che non miro certo a diventare professionista, ma fare l’amatoriale mi diverte, e questo è già tanto. In più, in una condivisione completa e forte alchimia coi miei 30 allievi, abbiamo realizzato uno spettacolo per Natale, partendo dal mio testo I Pastori del nostro tempo, e adattandone a loro una nuova parte; ho scritto un pezzo portato in scena per l’8 Marzo, Le donne e gli stereotipi e infine un bellissimo evento di fine anno accademico con tante scenette scritte appositamente per loro, Stasera si recita alla Lute. Se, a conclusione dei giochi, ho fatto bene o male il mio lavoro, non so (il pubblico intervenuto di sicuro ha gradito riempiendo ogni volta la nostra sala come mai), ma so solo che oggi mi sento molto ma molto più ricca, di esperienze professionali, umane ed emotive e di tutto l’affetto di cui sono stata circondata, ricambiandolo a piene mani.
E per imparare avrò ancora una strada lunga da fare, ma di sicuro chi si ferma è perduto, e quindi … avanti tutta!
TG
2. 12 luglio 2024
Vince solo chi è
convinto di poterlo
fare
(Virgilio)
E beh, se lo dice Virgilio!
Se io ne sia stata convinta o meno, finora, non
so... forse no; ma so solo che ho deciso da tempo di mettermi in gioco. Scrivere è la mia passione, e mi riempie l’anima, e va bene, ormai è palese, ma spesso capita che questo non basti. Non si scrive per se stessi solamente, è inutile negarlo… soprattutto la scrittura teatrale vive per essere donata agli altri per poi fare di conseguenza il salto alla tridimensionalità. Ma capita a volte che si ha bisogno di capirsi attraverso il giudizio degli altri prima ancora che approdi al palcoscenico, sempre se il testo ha la fortuna di arrivarci. Quello che scrivo piace solo a me, o no? E allora che si fa per capirlo? Semplice! Si partecipa ad uno dei tanti concorsi letterari che molte associazioni organizzano in tutta Italia.
Una giuria apposita, esperta, ti legge, a volte in forma anonima, a volte sapendo già il nome dell’autore del testo, emette un suo giudizio e, se lo ritiene opportuno, ti premia. Ecco, più e più volte, io son passata attraverso queste bonarie forche caudine e spesso ne sono uscita vincitrice (menzioni speciali, diplomi d’onore, premi speciali della giuria, quarti, terzi, secondi o primi posti).
Un esempio su tutti, l’ultima esperienza: il Premio Efesto-Città di Catania.
Recidiva, ebbene si, lo sono. Quest’anno era la terza volta che partecipavo a questo concorso e, bontà loro, delle giurie preposte, sempre ne ho avuto ottimi riscontri. E simpaticamente è avvenuto questo: inizio nel 2017, Va edizione, partecipo con l’atto unico Come calzini spaiati, e, per la prima volta nella mia carriera, vinco l’edizione, sono la prima classificata della sezione teatrale! Anno 2019, VIIa edizione, seconda mia partecipazione, stavolta con il corto Inevitabile simbiosi, arrivo seconda. Lo scorso 1 luglio salgo sul palco insieme agli altri tre finalisti in attesa di sapere il risultato di quest’anno, XIa edizione, la mia terza partecipazione, e con il monologo In fuga dall’Autore, come mi potevo piazzare se non … terza? (in foto il momento della premiazione con l’attore catanese Miko Magistro, uno dei giurati).
Eh si... ci sta, cabalisticamente parlando non poteva essere altrimenti! 1, 2 e ovvio 3!! E poi… dopo tutto finora avevo vinto la qualunque, ma mi mancava proprio un terzo posto! Ora sono al completo!
E sono tanti ormai i premi che ho ricevuto, una ventina circa (non ho partecipato a molti concorsi), ma al di là della mia piena soddisfazione (o di qualsiasi autore lo riceva), mi chiedo a volte la valenza di questi concorsi. Spiego meglio cosa intendo di preciso: per noi soprattutto che scriviamo di teatro, affinché un regista scelga una nostra opera, per una eventuale rappresentazione, sapere che questa è stata premiata ad un concorso, è un valore aggiunto o no? È’ la garanzia di un copione di qualità? Il regista magari si convince che potrebbe essere una scelta vincente? O teme che questo testo, poiché è piaciuto ad una giuria di esperti, possa non essere gradito al pubblico?
Se qualcuno volesse dire la sua in proposito, ne sarei lieta……....
TG
Adele (giovedì, 18 luglio 2024 22:33)
Brava Titti e sempre i migliori complimenti!